2012, l’anno del Draghi
Il 2012 sarà “ricordato come l’anno di rilancio dell’euro”, ha detto ieri il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. Intervenendo al Forum di Davos, dove soltanto un anno fa spopolavano gli economisti-guru che contavano i giorni e le settimane di vita rimasti alla moneta unica, Draghi ha rivendicato giustamente che le azioni della Bce, tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, “hanno evitato problemi drammatici”.

Il 2012 sarà “ricordato come l’anno di rilancio dell’euro”, ha detto ieri il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. Intervenendo al Forum di Davos, dove soltanto un anno fa spopolavano gli economisti-guru che contavano i giorni e le settimane di vita rimasti alla moneta unica, Draghi ha rivendicato giustamente che le azioni della Bce, tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, “hanno evitato problemi drammatici”. Taglio del costo del denaro, maxi operazioni di liquidità a breve per le banche (Ltro) e annunciato sostegno ai debiti sovrani degli stati in difficoltà (Omt): queste le armi – le ultime due non convenzionali – della nuova politica monetaria europea. Qualche risultato si inizia a vedere: 278 istituti di credito europei, infatti, hanno fatto sapere che il 30 gennaio rimborseranno 137,159 miliardi di euro nell’ambito dei prestiti a lungo termine (Ltro), molto oltre la media prevista dagli esperti, a segnalare uno stato di relativo benessere riconquistato dagli stessi istituti. L’economia reale, però, presenta un conto assai diverso. Lo stesso Draghi ha lamentato la mancata trasmissione dell’impulso espansivo dalla finanza all’economia reale, poi ha ammesso che il consolidamento fiscale “ha un effetto di contrazione sull’economia nel breve termine”. D’altronde nel 2013 saranno soprattutto i governi a dover mostrare creatività e tempestività finora esibite dai banchieri centrali. Ricordare che il pareggio di bilancio è meglio raggiungerlo riducendo la spesa che alzando le tasse, come ha fatto Draghi, è utile. Ma d’ora in poi toccherà pure concepire le “misure ponte” (copyright, a sorpresa: Angela Merkel a Davos) che occorrono per non affossare l’economia prima che arrivi l’effetto benefico delle riforme strutturali.